Buon pomeriggio a tutti voi,
Eclettici lettori!
Nella recensione di questa settimana vi presento uno di quei libri che definisco "necessari", che tutti dovremmo leggere almeno una volta nella vita: Sonderkommando Auschwitz di Shlomo Venezia. Trattandosi di una biografia dura e sofferta, il mio commento verterà più sul contenuto che sugli aspetti stilistici e tecnici del libro.
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"Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda,
il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per
davvero, dal Crematorio." Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di
Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del
Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata
tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di
sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i
gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi,
tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano
oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di
trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato
metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il
pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta
asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo
scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo
lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel
vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito
mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle
parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello
sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare,
e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine
di questo libro.