La recensione di questa settimana è una sorta di tributo nei confronti di un grande autore che ci ha recentemente lasciati: Luis Sepúlveda. Se sono diventata una vorace lettrice, il merito è anche suo. Alle elementari, la maestra ci faceva leggere ad alta voce Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, un libro che consiglio sia ai più piccoli che agli adulti.
Ricordo che quando ho imparato a leggere non mi piaceva particolarmente farlo: terminavo i libri per forza e solo quelli che mi imponevano a scuola. Poi, grazie alle storie di Sepúlveda e di Roald Dahl, ho iniziato ad apprezzare la lettura e a chiedere ai miei di poter scegliere da sola quali libri comprare. J.K. Rowling ha proprio ragione quando afferma: "Se non ti piace leggere non hai trovato il libro giusto". Perciò, caro Luis, grazie per avermi aiutata a scoprire e poi coltivare questa passione!
Ricordo che quando ho imparato a leggere non mi piaceva particolarmente farlo: terminavo i libri per forza e solo quelli che mi imponevano a scuola. Poi, grazie alle storie di Sepúlveda e di Roald Dahl, ho iniziato ad apprezzare la lettura e a chiedere ai miei di poter scegliere da sola quali libri comprare. J.K. Rowling ha proprio ragione quando afferma: "Se non ti piace leggere non hai trovato il libro giusto". Perciò, caro Luis, grazie per avermi aiutata a scoprire e poi coltivare questa passione!
TRAMA
I racconti di una lunga vicenda umana, politica e civile che ripercorrono oltre quarant’anni di storia personale e corale. Pagine in cui affiora di continuo il narratore di razza. Si affacciano in questo libro temi come l’amicizia – con Saramago, Soriano, Neruda e altri –, il ricordo dei maestri, l’impegno per l’ambiente, la lotta per la libertà e per la difesa degli ultimi. Storie ribelli si apre con il racconto dedicato alla memoria di Óscar Lagos Ríos, il più giovane della scorta che quel tragico giorno restò fino alla fine accanto al presidente Allende nel palazzo della Moneda, e si chiude con il testo scritto a caldo in occasione della morte di Pinochet. Nella prefazione Luis Sepúlveda rievoca il momento emozionante in cui gli viene finalmente restituita, dopo tanto tempo, la nazionalità cilena.
